Libera. Tra Warhol, Vedova e Christo. La Collezione Impermanente #2

Descrizione

La GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta dal 30 maggio 2019 al 6 gennaio 2020 la mostra Libera. Tra Warhol, Vedova e Christo, secondo progetto del ciclo La Collezione Impermanente che intende fare della collezione del museo uno strumento di attivazione di memorie e di coinvolgimento del pubblico. 

La rassegna, curata da Beatrice Bentivoglio-Ravasio, Lorenzo Giusti e Fabrizia Previtali, si propone come omaggio alla libertà creativa e all’emancipazione dai vincoli della tradizione: un progetto espositivo che nasce dalle raccolte della GAMeC e da un nucleo di opere confiscate in Lombardia e gestite dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati, dando vita a una ricca selezione di capolavori, alcuni realizzati dai più celebri artisti internazionali della seconda metà del Novecento; dall’Informale all’Astrazione geometrica, da Nouveau Réalisme alla Pop Art, dal Minimalismo all’Arte Povera.

Quattro le sezioni tematiche: Libera dalla formaLibera dalla figurazioneLibera dallo stile, Libera dalla rappresentazione.

La prima sezione riunisce una serie di dipinti e disegni di alcuni tra i più importanti esponenti del movimento Informale, insieme ad altri meno noti. L’arte informale si sottrae al vincolo della forma, figurativa o astratta, per testimoniare un’urgenza comunicativa, ricorrendo alla forza del segno e all’essenza della pura materia. Opere degli anni Cinquanta e Sessanta di maestri della corrente gestuale, come Wols, Mark Tobey e Georges Mathieu, nelle quali il segno fluisce in racconti calligrafici, oppure si staglia su fondi a registri di colore, come nel caso di Hans Hartung, si affiancano a esemplari pittorici di matrice prettamente materica, come il prezioso Catrame (1950) di Alberto Burri e il Paesaggio a Imbersago (1957) di Ennio Morlotti, entrambi facenti parte della Collezione GAMeC. Presente inoltre il dipinto di Emilio Vedova Ciclo 61/62 N.4 (1961-62), in cui materia e gesto convivono all’interno di un’originale composizione caratterizzata dalla presenza di colori accesi e inserti a collage.

La seconda sezione è dedicata all’Astrazione geometrica, con fenomeni globali come il Minimalismo e l’Arte Optical, nell’ambito dei quali trova espressione la volontà degli artisti di emanciparsi dal vincolo della figurazione.
Significativo è il percorso di Victor Vasarely, che dopo le composizioni geometriche dei primi anni Cinquanta, si muove verso una riduzione sempre più rigorosa di forme e colori, fino a giungere all’essenzialità di moduli a doppia cromia in bianco e nero infinitamente combinabili e variabili. Nel più recente dipinto Horizontal Brushstrokers di Sol LeWitt, invece, brevi linee oblique e ondulatorie animano e si combinano riempiendo il piano rosso. Dalla trattazione modulare di puri elementi geometrici e colori che inducono a una percezione in movimento della superficie, di cui anche Superficie a testura vibratile (1972) di Getulio Alviani è un esempio, si propone un confronto con creazioni che presuppongo la considerazione della superficie stessa dell’opera come elemento autonomo di espressione e significato da variare e regolare in relazione allo spazio circostante.
Sovrapposizioni di piani, di dentro e fuori, di pieno e vuoto nelle opere di Remo Bianco e Paolo Scheggi, nelle estroflessioni di Enrico Castellani e Turi Simeti, fino a giungere alla sempre più pura essenzialità delle creazioni scultoree di Ettore Spalletti.

La terza sezione accoglie una selezione di opere di autori italiani riconducibili all’Arte Povera. Caratteristica di questo gruppo, nato verso la fine degli anni Sessanta, fu quella di non ricercare uno stile riconoscibile, comune ai diversi esponenti, ma di operare attraverso l’utilizzo di materiali poveri, con l’intento di evocare le possibili strutture primarie del linguaggio, superando l’idea dell’opera d’arte come entità sovratemporale e trascendente. Ne sono esempi, le creazioni di Giulio Paolini e di Luciano Fabro, di Giuseppe Penone e di Pier Paolo Calzolari. Infine il prezioso Delfino (1966) di Pino Pascali, opera di grande impatto scenografico recentemente acquisita dalla GAMeC, uno dei rari esemplari con testa e coda che emergono e si spezzano sulla parete.

Protagoniste della quarta sezione sono alcune correnti degli anni Sessanta e Settanta, come il New Dada, il Nouveau Réalisme e la Pop Art, in cui ad assumere valore artistiva è l’oggetto in sé. Tra le opere in mostra, due accumulazioni di Arman, una compressione di César e un impacchettamento di Christo, tra i primissimi della sua produzione (1963), mentre sul fronte Pop la serigrafia di Andy Warhol raffigurante Giorgio Armani (1981) trasforma l’immagine stessa in un mero oggetto di consumo. 

In abbonamento

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Info

Sede
GAMeC | Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Indirizzo
Via San Tomaso 53
Comune
Bergamo
Provincia
BG
Sito web
Telefono
035 270272

Orario

Date
30/05/2019 - 06/01/2020
Orario

lunedì-domenica: 10.00-19.00
giovedì: 10.00-22.00
La biglietteria chiude un'ora prima

Chiuso il martedì

* Per aperture e chiusure straordinarie e durante le festività contattare il museo.

Tariffe

Tariffa evento

intero: € 5,00

ridotto: € 3,00

Abbonamento Musei
ingresso libero

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